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Venture Capital: crescono i ritorni e si allarga la platea di investitori

Sull’onda della crescita dei ritorni una platea sempre più ampia di investitori si approccia al Venture Capital: non si tratta più di un’ asset class per soli innovatori ma di un must per ogni portafoglio diversificato.

A lungo il Venture Capital è stato visto come un asset class per appassionati del rischio e dell’innovazione, mentre le sue capacità di diversificazione dei portafogli e di innescare processi di produzione di valore rimanevano nell’ombra. Le cronache degli ultimi mesi parlano di investimenti in VC con ritorni più che interessanti, fornendo una prova della sua reale capacità di creare valore diffuso all’interno del sistema economico-sociale e del suo ruolo nella creazione di sviluppo e lavoro.

Tra le operazioni di successo, ha fatto notizia la cessione della piattaforma di e-commerce spagnola Deporvillage da parte di Mediaset al colosso inglese Jd Sports. Un’operazione da 200 milioni che ha generato un ritorno di 10-12 volte sull’investimento effettuato nel 2015. Pochi giorni prima, Tannico veniva acquisita al 49% da Campari per 23 milioni di euro e 13 mesi dopo da Lvmh, con l’obiettivo di farne il leader europeo del vino digitale: entrambi i round hanno generato ritorni a doppia cifra per chi è uscito e pari plusvalenze per chi è rimasto. C’è poi chi attende sperando di centrare l’obiettivo, come Saudi Aramco Energy Ventures, entrato a inizio agosto in HT Material Science, start up italo americana scoperta da Progress Tech Transfer, fondo di MiTo technology che ora ha reinvestito nel round da 5 milioni.

Cresce la platea di investitori nel Venture Capital

Sull’onda della crescita dei ritorni una platea sempre più ampia di investitori, dal retail al family office, si sta approcciando al Venture Capital, e anche il mercato italiano, nonostante il ritardo rispetto alle nazioni più industrializzate, sembra pronto a riconoscere il ruolo del VC come abilitatore e portatore di innovazione e competitività per le aziende in cui investono ma anche per le grandi corporate consolidate.

Si spera in un ulteriore incremento degli investimenti in start up italiane, a seguito di quello registrato nel primo semestre 2021 dall’ AIFI – Associazione Italiana Private Equity, Venture Capital e Private Debt. Sono stati censiti 399 milioni investiti in startup, quasi il doppio di quanto registrato nel 2020. Il 2021 potrebbe segnare un nuovo record con il superamento del miliardo.

Il boom non arriva all’improvviso ma dopo un progressivo irrobustimento. Questo lascia sperare non si tratti solo di una bolla ma della nuova normalità. Secondo Marco Gay, amministratore delegato di Digital Magics, questo momento storico del Venture Capital merita di essere promosso con la leva Invitalia/Cdp per attrarre investitori e favorire cordate di investitori, o ancora meglio, con la leva fiscale, attraverso una defiscalizzazione al 100% per gli investimenti equity in start up come sperimentato all’estero dove gli incentivi sono superiori ai nostri. Questa volta l’Italia non può permettersi di rimanere indietro.