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Non di solo agevolazioni fiscali beneficiano start up e PMI innovative: parte I

Quando un investitore sceglie di investire in una start up o in una PMI innovativa è opportuno comprendere che esistono agevolazioni non esclusivamente fiscali (a suo diretto beneficio), che rendono, pur tuttavia, queste realtà societarie molto più interessanti grazie alla riduzione dei costi che le gravano. Difatti a queste realtà vengono concesse moltissime agevolazioni. In questo articolo ci concentreremo su quelle riguardanti l’ambito camerale, l’ambito societario e gli adempimenti fiscali, che rappresentano solo una parte della costellazione di agevolazioni di cui godono, in un articolo dedicato potrete invece trovare maggiori informazioni sulle agevolazioni in materia giuslavoristica e fallimentare. Queste facilitazioni non vanno sottostimate da chi sceglie di investire e rappresentano un evidente dimostrazione empirica di quanto il Legislatore sia propenso, su più fronti, a favorirle, in un contesto, quello italiano, che può intravedere solo nella “gemmazione” di queste giovani imprese, un futuro ancora promettente di fronte ad un mondo in rapidissima evoluzione, nonostante i rallentamenti globali dati dalla pandemia.

in questo articolo verteranno su altre agevolazioni importanti in materia giuslavoristica e fallimentare.

Start up e PMI innovative: le agevolazioni a livello camerale

Innanzitutto, a livello camerale per le start up e le PMI innovative, viene stabilita la totale esenzione dell’imposta di bollo per le pratiche telematiche, a partire dall’iscrizione iniziale nella sezione speciale del Registro delle imprese. Per le start up innovative anche i diritti di segreteria e il diritto annuale in favore delle Camere di Commercio, risultano esenti (resta da escludere dall’agevolazione la Tassa di concessione governativa per la vidimazione dei libri sociali obbligatori).

Start up e PMI innovative: le agevolazioni a livello societario

Le deroghe alla riduzione del capitale per perdite

A livello societario si configurano significative deroghe alla disciplina civilistica che operano ex lege, sia per le start up che per le PMI innovative; in primis concernenti l’obbligo di ricapitalizzazione delle perdite, e nello specifico:

  1. la riduzione del capitale per perdite di oltre un terzo del capitale: il termine entro il quale la perdita deve risultare diminuita a meno di un terzo viene posticipato al secondo esercizio successivo (rispetto al primo esercizio successivo, così come stabilito ordinariamente per spa e srl).
  2. la riduzione del capitale per perdite al di sotto del minimo legale: l’assemblea, in alternativa all’immediata riduzione del capitale e al contemporaneo aumento dello stesso ad una cifra non inferiore al minimo legale, può deliberare il rinvio della decisione alla chiusura dell’esercizio successivo e, fino alla chiusura di tale esercizio, non opera la causa di scioglimento della società per riduzione o perdita del capitale sociale; solo qualora il capitale non risulti reintegrato al di sopra del minimo legale entro l’esercizio successivo, l’assemblea che approva il bilancio di tale esercizio è tenuta a deliberare secondo la disciplina ordinaria.

Queste due deroghe rendono le tempistiche per la ricostituzione del capitale sociale ridotto in conseguenza delle perdite assai più “flessibili” rispetto alla disciplina ordinaria, al fine di venire incontro a situazioni fisiologiche,  che, in particolare nei primi anni di vita, vedono tali società meno atte a produrre utili e quindi più propense a manifestare carenze patrimoniali e finanziarie.[1]

I vantaggi riservati alle start up e alle PMI innovative costituite in forma di s.r.l.

Facilitazioni molto importanti sono poi previste, sempre per le start up e le PMI innovative, se costituite in forma di s.r.l., per le quali è consentita:

  1. la creazione di categorie di quote dotate di particolari diritti (quali, ad esempio categorie di quote che non attribuiscono diritti di voto o che ne attribuiscono in misura non proporzionale alla partecipazione);
  2. la possibilità di effettuare operazioni sulle proprie quote;
  3. la possibilità di emettere strumenti finanziari partecipativi;
  4. l’offerta al pubblico di quote di capitale.

Queste misure rappresentano un’assimilazione della struttura finanziaria della s.r.l. alle s.p.a. e servono a dare a queste società innovative a responsabilità limitata un appeal decisamente più incline alla raccolta di capitale di rischio, esternamente, e un appeal, allo stesso tempo, più propenso a rafforzare, internamente, la forza lavoro, mediante forme alternative rispetto alla classica retribuzione monetaria. Consegue che gli atti costitutivi di start up e PMI innovative s.r.l. divengono in tal modo estremamente plasmabili alle contingenze della società stessa.

Il ruolo dell’Equity Crowdfunding

La stessa possibilità, sperimentabile personalmente da un investitore di Doorway, di acquisire, in deroga a quanto previsto dall’articolo 2468, comma 1, c.c., quote di capitale, anche attraverso un portale di Equity-crowdfunding, nei limiti previsti dalle leggi speciali (art. 26, comma 5 del D.L. 179/2012), è di per sé un elemento distintivo, spesso dato erroneamente per scontato. Senza contare che, in questo contesto, si innesta un’ulteriore deroga introdotta dalla Legge n. 33/2015 che consente di optare per un regime alternativo al trasferimento delle quote (ex art. 100-ter, comma 2-bis, TUF), con conseguente riduzione degli oneri annessi per il trasferimento delle partecipazioni sociali.

Work for equity e stock option: coinvolgere gli stakeholder

A livello interno, ai fini delle policy aziendali ed in deroga all’articolo 2474 c.c., il concedere la possibilità di compiere operazioni sulle proprie partecipazioni, qualora l’operazione stessa sia compiuta in attuazione di piani di incentivazione che prevedano l’assegnazione di quote di partecipazione a dipendenti, collaboratori o componenti dell’organo amministrativo, offre un’opportunità enorme alla realtà societaria di fidelizzare il proprio organico senza privarsi di preziosa liquidità. E, sempre sul tema degli incentivi interni, tali realtà possono remunerare i propri collaboratori con strumenti di partecipazione al capitale sociale (come le stock option), e i fornitori di servizi esterni attraverso schemi di work for equity. Elementi che garantiscono minori uscite finanziarie ed incrementano l’adesione degli stakeholders trovano anche il loro aspetto premiale, ed assolutamente non trascurabile, sul piano fiscale: il reddito derivante dall’assegnazione di tali strumenti non concorre alla formazione del reddito imponibile, né ai fini fiscali, né ai fini contributivi.

Start up e PMI innovative: le agevolazioni a livello fiscale

A livello di semplificazione degli adempimenti fiscali sia le start up sia  le PMI innovative invece non sono soggette alla disciplina delle società di comodo e delle società in perdita sistematica: non sono pertanto tenute a effettuare il test di operatività per verificare lo status di società non operative. Questo significa dispensare esse dal rischio dell’emersione del fatidico reddito minimo presunto che diviene base imponibile minima ai fini IRES (l’applicazione della maggiorazione del 10,5%) ed IRAP e limita l’utilizzo del credito IVA.

Altro aspetto che porta significativi benefici in termini di liquidità, per le sole start up innovative, è l’esonero dall’obbligo di apposizione del visto per la compensazione dei crediti IVA fino ad Euro 50.000 rispetto alla soglia ordinaria di Euro 5.000. Questo consente di sbloccare rapidamente liquidità da crediti IVA.

Altre agevolazioni significative concernono la materia giuslavoristica, fallimentare e finanziaria, e tali agevolazioni necessiteranno di un ulteriore approfondimento, che pubblicheremo prossimamente.


[1] Si precisa, ad onor del vero, che tali deroghe, vista la crisi economica determinata dalla diffusione del virus SARS-Cov-2, con l’art 6 del Decreto Liquidità, sono state estese fino al 31.12.2025 a tutte le società, , ma solo per le perdite emerse entro 31.12.2020.  Quindi la differenza sostanziale, rispetto alle altre società, perdura in quanto nelle start up e pmi innovative tali deroghe sono strutturali e non provvisorie.