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L’Europa delle startup e gli unicorni

Startup e scaleup sono un driver importante per lo sviluppo dei Paesi e delle loro economie. Oggi l’ecosistema delle startup europee è più vivo che mai, l’Europa sta mostrando una forte capacità d’innovazione ed incoraggianti segnali di crescita, eppure il divario con altri Paesi è ancora notevole. In questo articolo vediamo lo stato dell’arte dell’ecosistema delle startup europee ad oggi, quali sono i numeri degli investimenti e qual è il paragone con i paesi esteri.

Startup: quanto è efficace l’ecosistema europeo?

Il Venture Capital europeo continua la sua corsa: il 2020 ha fatto registrare un incremento del 14,8% sul valore degli investimenti rispetto al 2019, con un ammontare record complessivo di 42,8 miliardi di euro.

Nonostante questa notevole crescita, l’Europa fatica ancora a far emergere i cosiddetti “unicorni”, le startup che raggiungono una valorizzazione di mercato di oltre 1 miliardo di euro. Si pensi che l’ecosistema europeo delle startup rappresenta il 36% di tutte le startup globali, mentre l’Unione Europea ha all’attivo solamente il 7,2% degli unicorni mondiali.

I dati europei stupiscono maggiormente se si confrontano con i risultati ottenuti da Stati Uniti e Asia: il 50% di tutti gli unicorni è rappresentato da società statunitensi, mentre l’Asia conta per il 33% (su un apporto complessivo del 17% alle startup globali).

Un piano per il futuro: il patto tra gli Stati dell’Unione Europea per raddoppiare gli unicorni

Tale divario è stato oggetto di uno dei tre patti firmati dalla Commissione europea, in occasione del Digital Day , tenutosi il 21 marzo di quest’anno; in particolare, uno degli obiettivi posti dalla Commissione è stato quello di raddoppiare il numero di unicorni europei entro il 2030.

Il patto a supporto della crescita delle startup e scaleup europee, firmato da 24 Stati membri dell’Unione Europea, prevede una serie di misure per agevolare la crescita di queste ultime:

  • Stabilire una definizione chiave per la qualifica di startup a livello europeo;
  • Istituire un quadro normativo favorevole allo sviluppo sostenibile dell’imprenditorialità; la finalità è di agevolare il processo di crescita dei progetti imprenditoriali, dallo stadio di startup fino alla exit;
  • La condivisione e l’implementazione delle Best Practicea livello europeo ed extra-europeo per sostenere le startup e le scaleup in tutte le fasi del loro sviluppo;
  • L’istituzione nel 2021 del Startup Nations’ Hubper la promozione e lo scambio delle best practices tra i Paesi firmatari e la creazione di una piattaforma-dati comune a tutti gli Stati membri per la diffusione e il monitoraggio di informazioni relative all’ecosistema delle startup.

Venture Capital, ecco come evolve in Italia

L’Italia, sebbene abbia ancora un notevole divario rispetto agli Stati membri europei che guidano il settore del Venture Capital (780 milioni di euro raccolti dalle startup, rispetto ai 4,5 e 4,0 miliardi rispettivamente di Germania e Francia), ha fatto registrare notevoli passi avanti nel 2020 e in questo primo semestre del 2021.

Il 2020 ha visto infatti la nascita di CDP Venture Capital SGR – Fondo Nazionale Innovazione, che operando attraverso investimenti diretti e indiretti a supporto dell’intero ecosistema delle startup italiane, si propone come volano di crescita per l’intero comparto del venture capital italiano.  

Il 20 maggio 2021, a circa due mesi dal Digital Day, è stato varato in Italia il Decreto Sostegni bis che prevede, all’art. 14, la completa detassazione sulle plusvalenze realizzate da investimenti in startup.

Tale provvedimento si inserisce perfettamente nel solco tracciato dalla Commissione europea e fa ben sperare sullo sviluppo degli unicorni italiani.

Il caso Depop: il nuovo successo del Venture Capital italiano

Infine è datata 2 giugno 2021 la notizia dell’acquisizione dell’app di social shopping Depop, da parte del colosso dell’e-commerce Etsy, per l’ammontare di 1,625 miliardi di dollari.

Depop è stata fondata nel 2011 dall’imprenditoreitalo – inglese Simon Beckerman, presso l’incubatore veneziano H-Farm. In seguito al round seed guidato sempre da quest’ultimo, Beckerman ha deciso di trasferire gli headquartes a Londra per attrarre finanziamenti da VC esteri come Balderton, Creandum, Octupus Ventures e General Atlantic.

Tale case study dimostra come, nel solco di quanto fatto, sia necessario valorizzare maggiormente l’ecosistema italiano ed europeo del Venture Capital per dare la possibilità a futuri Unicorni italiani di finanziarsi più agevolmente nel proprio Paese d’origine e contribuire al tessuto imprenditoriale.