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Le agevolazioni fiscali per chi investe in Startup e PMI innovative

Quando si parla di startup o di PMI innovative è difficile, negli ultimi anni, non relazionarsi con il mondo fiscale. Chi investe non può assolutamente trascurare norme che rendono l’investimento decisamente più allettante.

Gli incentivi fiscali per favorire l’innovazione

Dal Decreto Passera, il Dl 179 del lontano 2012, in poi, sono sbocciati nel rigoglioso prato delle agevolazioni fiscali, benefici ad hoc volti a stimolare l’investimento in economia reale, e, nello specifico, ad investimenti a favore di startup e PMI innovative. Da diversi anni si osserva un notevole sforzo (non sempre efficace come vedremo più avanti, da parte del Legislatore) di dare slancio ad aziende nascenti quali le startup o giovani PMI innovative, che hanno in comune un elemento fondamentale: l’innovazione. L’innovazione rappresenta per il Legislatore elemento strategico fondamentale per il presente, ma soprattutto per il futuro imprenditoriale del nostro Paese.

Diamo uno sguardo alla normativa attuale.

Le agevolazioni fiscali inziali e finali all’investimento in startup e PMI innovative

Una volta verificata dall’investitore, con il supporto di un consulente o l’attestazione di una piattaforma, la coerenza tra il target dell’investimento e i beneficiari delle varie agevolazioni fiscali, si può approfondire il tema delle agevolazioni fiscali di cui gode chi investe in startup e PMI innovative (vedi le definizioni in coda a questo articolo), dividendo le agevolazioni in due categorie: le agevolazioni iniziali all’investimento e le agevolazioni finali all’investimento.

Le agevolazioni iniziali all’investimento

Per agevolazioni iniziali all’investimento si intende la detrazione pari al 30% o al 50% a favore dell’investitore persona fisica o la deduzione pari al 30% a favore dell’investitore persona giuridica.

La detrazione al 50% è una agevolazione recentissima, introdotta dal Decreto rilancio (D.L. 34/2020) ed alternativa alla detrazione (e deduzione) del 30%. Entrambe le detrazioni hanno il medesimo obiettivo, ossia stimolare gli investimenti, tuttavia conservano requisiti divergenti che rendono, complessivamente, la detrazione al 50% un po’ meno attraente.

Detrazione fiscale al 50% vs detrazione al 30%: quando si applicano?

Innanzitutto, per quanto concerne le agevolazioni fiscali iniziali, la detrazione al 50% è un’agevolazione solo per investimenti diretti effettuati dalle persone fisiche (o indiretti esclusivamente in OICR), e quindi restano escluse diverse tipologie di investimenti indiretti (quali gli investimenti mediante le c.d. “società veicolo”); entrambe le agevolazioni hanno un investimento massimo agevolabile annuo, per singolo investitore, tuttavia in caso di startup innovative la detrazione del 50% ha un limite ridotto di euro 100.000 rispetto ad euro 1.000.000 annui previsti per la detrazione al 30%. In caso di PMI innovative aumentano le soglie e persiste la differenza significativa tra le due detrazioni, difatti l’investitore che usufruisce della detrazione al 30% può investire in PMI innovative fino ad euro 1.800.000 rispetto ai 450.000 (o meglio, euro 300.000 in detrazione al 50% ed euro 150.000 in detrazione al 30%) concessi per la detrazione al 50%.

La detrazione al 50% inoltre è soggetta alla soglia del regime europeo degli aiuti de minimis (che limita gli aiuti di stato di ogni paese UE al fine di non distorcere la libera concorrenza all’interno dell’Unione Europea).  Questo comporta che la società beneficiaria possa usufruire al massimo di 200.000 euro investiti per triennio e che la detrazione al 50% vada direttamente e interamente, con la quota totale detratta dell’investitore, a bruciare il plafond a disposizione della startup o PMI innovativa eliminando tutti i «jolly» a disposizione di esse, ossia tutti i sussidi diretti, le esenzioni fiscali, i prestiti a tasso agevolato, le garanzie o indennità a condizioni favorevoli, che costituiscono parte fondamentale allo sviluppo delle start up e PMI innovative.

Inoltre il riconoscimento del beneficio fiscale del 50% è più complicato rispetto alla detrazione al 30% essendoci un passaggio iniziale in più. Per la detrazione al 50% vi è una procedura di riconoscimento preventivo della detrazione, in cui la società beneficiaria (che deve esser iscritta alla piattaforma di riconoscimento della detrazione del 50% mediante SPID), deve inserire i dati dell’investitore. Poi, solo una volta ammessa la detrazione, mediante attestazione rilasciata dalla piattaforma, che verifica il rispetto della soglia de minimis, l’investitore potrà procedere con l’investimento.  Il secondo passaggio, similare per entrambe le detrazioni, consiste nella comunicazione da parte della società beneficiaria che dichiara l’effettuazione e l’entità dell’investimento (60gg o 30gg in base alla detrazione). L’ultimo step toccherà all’investitore che dovrà indicare nella dichiarazione fiscale (Redditi PF e non 730) dell’anno successivo la detrazione spettante.

La detrazione del 30% e quella del 50% hanno anche alcuni elementi in comune, ovvero l’elemento temporale (la detrazione decorre dal deposito presso Registro imprese), la spendibilità ultrannuale (è spendibile in caso di incapienza in altre 2 dichiarazioni fiscali), l’holding period (si perde la detrazione in caso di un holding period inferiore ai 3 anni e se decadono i requisiti qualitativi start up/pmi innovativa trattati nella parte finale dell’articolo). Infine entrambe le agevolazioni non sono usufruibili per la base imponibile IRAP e del regime forfettario.

L’esenzione fiscale sulla plusvalenza in caso di exit

Per agevolazioni finali dell’investimento, si intende, l’esenzione fiscale in caso di plusvalenza emergente da una positiva exit; sul tema è il recente Decreto Sostegni Bis, a dare un significativo slancio. L’art 14 del Decreto Sostegni-bis  agevola ulteriormente l’investitore persona fisica, che, direttamente (ma purtroppo non indirettamente per tramite di una Società Veicolo) investa in queste realtà.

Così, oltre la detrazione del 30% o 50%, di cui sopra, il Legislatore ha voluto (in modo ancora imperfetto, escludendo gli investimenti indiretti), chiudere “il cerchio” favorevole, ovvero ha voluto garantire l’esenzione totale dalla fatidica imposta del 26% sulla plusvalenza in caso di vendita positiva delle quote sottoscritte. L’unica condizione, che è semplicemente la medesima della detrazione fiscale sull’investimento iniziale, è il fisiologico holding period, ossia il periodo entro la quale l’investitore è obbligato a detenere la partecipazione acquisita; questo requisito, pari a 3 anni, non fa altro che frapporsi alla detrazione, senza complicare i requisiti, ma invece raddoppiando i benefici.

Altre due note dolenti sono, oltre l’esclusione degli investimenti indiretti, la durata di questa legge, in quanto riguarderà tutte le sottoscrizioni intervenute dall’entrata in vigore del decreto fino all’anno 2025, e il fatto che sia ancora necessaria l’autorizzazione della Commissione Europea per tale agevolazione.

I vantaggi fiscali dell’investimento tramite PIR

In questo panorama, tuttavia, esiste già un altro strumento, nato con il DL Rilancio (34/2020), meno conosciuto ma più potente e flessibile a livello di benefici, ossia il PIR alternativo, ovvero un piano di risparmio individuale che, alla stregua dell’art 14 del Decreto Sostegni-Bis (sebbene l’holding period si allunghi da 3 a 5 anni), garantisce la totale esenzione dall’imposta sul capital gain (e anche dall’imposta di successione) per chi costruisce un portafoglio sull’economia reale, anche mediante società veicolo, inserendo all’interno, come un “box fai da te”, realtà neo-sottoscritte o, da evidenziare, già in precedenza sottoscritte (a differenza dell’esenzione di cui sopra che riguarda solo gli investimenti “ex nunc”), dando un decisivo ed ulteriore scossone agli investimenti volti ad aziende più illiquide rispetto a quelle di mercato, ma con enormi potenzialità di crescita e notevoli benefici fiscali, quali le startup e le pmi innovative. Per maggiori informazioni su questo strumento ancora poco utilizzato, vi consigliamo il seminario PIR: novità normative e chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate a sostegno del venture capital” organizzato da Doorway.

Dallo scenario sopra riassunto, è quindi lampante desumere che l’insieme dei benefici fiscali sia divenuto talmente significativo, oggi più che mai, che merita costante attenzione sia da parte dell’investitore che da parte delle società beneficiarie. Si percepisce un evidente “vento legislativo” favorevole a tutti coloro che  investono e credono in realtà imprenditoriali innovative che si qualificano come fondamentali capisaldi per la prosperità futura del nostro Paese. E’, in conclusione, per noi tutti risparmiatori un momento storico propizio per investire nell’innovazione e nel futuro che queste imprese pioniere rappresentano.

Doorway: il supporto agli investitori per ottenere le agevolazioni fiscali

Per beneficiare delle agevolazioni fiscali è necessario che l’investitore si attivi al fine di ricevere dalla startup o PMI innovativa i documenti idonei a certificare l’ammontare dell’investimento effettuato e la sussistenza dei requisiti per l’ammissibilità dell’investimento.

Per dare risposta a questa e ad esigenze dell’investitore, è nata Doorway, la piattaforma Fintech di investimento online in Start-up e PMI innovative leader nella raccolta nel segmento Private & Professional.

L’attività di Doorway a supporto degli investitori per ottenere le agevolazioni fiscali si esplica attraverso:

  • il rilascio della certificazione attestante il possesso dei requisiti per usufruire dell’agevolazione entro il termine di presentazione della dichiarazione dei redditi relativa all’anno di effettuazione dell’investimento;
  • l’indicazione della misura dell’agevolazione spettante (detrazione o deduzione a seconda delle modalità di investimento);
  • la pubblicazione nella dashboard dell’investitore della certificazione di cui sopra e degli altri documenti richiesti dalla normativa fiscale (piano dell’investimento della startup o PMI innovativa, certificazione della startup o PMI innovativa attestante il non superamento del limite dell’ammontare complessivo dei conferimenti ammissibili, ecc.).

Doorway è più di una piattaforma di investimento: è un ecosistema strutturato e completo di servizi e competenze che supporta investitori e startup dalla selezione alla exit.

Un vero e proprio hub di finanza alternativa in grado di affiancare Private Banker e investitori professionali e qualificati nel diversificare gli investimenti individuando i real asset  a maggiore potenziale, scelti privilegiando criteri di etica e sostenibilità (ESG).

I requisiti di startup e PMI innovative

Qualsiasi investitore desideroso di investire in aziende rischiose ma (potenzialmente) altamente remunerative deve, per usufruire dell’ampia gamma dei benefici fiscali, comprendere in primis il soggetto giuridico su cui sta scegliendo di investire. Chiudiamo quindi questa panoramica con un riassunto delle caratteristiche di start up e PMI innovative.

L’identikit della start up innovativa

Quando si parla di start up innovativa, si fa riferimento ad un’impresa giovane, ad alto contenuto tecnologico e con forti potenzialità di crescita. Per poter definirsi start up innovativa essa necessita di alcuni rigidi requisiti oggettivi e soggettivi. Nello specifico  i requisiti oggettivi sono: il temporale (un’impresa nuova o costituita da non più di 5 anni), il territoriale (residente in Italia, o in un altro Paese dello Spazio Economico Europeo, ossia i 27 membri UE più Islanda, Lichtenstein e Norvegia, ma con sede produttiva o filiale in Italia), il quantitativo (fatturato annuo inferiore ad euro 5 milioni) il pubblico (non esser quotata in un mercato regolamentato o in una piattaforma multilaterale di negoziazione), il patrimoniale (non distribuire e non aver distribuito utili), l’innovativo (oggetto sociale esclusivo o prevalente, lo sviluppo, la produzione, la commercializzazione di un prodotto o servizio ad alto valore tecnologico) e l’autonomo (non esser il frutto di un’operazione straordinaria). Mentre per i requisiti soggettivi, una startup si categorizza quale innovativa se la società ha almeno 1 dei seguenti 3 requisiti: una % di spese in R&S e innovazione pari ad almeno il 15% del maggiore valore tra fatturato e costo della produzione, un personale altamente qualificato (almeno 1/3 dottori di ricerca, dottorandi o ricercatori, oppure almeno 2/3 con laurea magistrale); è titolare, depositaria o licenziataria di almeno un brevetto o titolare di un software registrato.

L’identikit della PMI innovativa

Una PMI innovativa è una società di capitali che rispetta il requisito territoriale e pubblico (di cui sopra) e, inoltre, abbia meno di 250 fra dipendenti e collaboratori, un fatturato annuo non superiore ad Euro 50 milioni, abbia già depositato un bilancio certificato e, ovviamente, non è iscritta al Registro delle Imprese come startup innovativa.

Infine, una PMI è innovativa se ha almeno 2 dei seguenti 3 requisiti soggettivi: una % di spese in R&S e innovazione pari ad almeno il 3% del maggiore valore tra fatturato e costo della produzione, un personale altamente qualificato (almeno 1/5 dottori di ricerca, dottorandi o ricercatori, oppure almeno 1/3 con laurea magistrale), è titolare, depositaria o licenziataria di almeno un brevetto o titolare di un software registrato.