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Il risparmio italiano regge la crisi ma il rendimento è troppo basso

La crisi globale innescata dalla pandemia da Covid-19 ha portato nel 2020 a una forte crescita del risparmio precauzionale. Sui conti correnti degli italiani giacciono ora ben 1.700 miliardi di euro.

Paolo Savona, presidente della Consob, ha sfruttato il suo discorso di presentazione della Relazione annuale per l’anno 2020, ricordando al Paese il grande potenziale del risparmio privato italiano, pilastro della forza economica e sociale del paese, che ad oggi, tuttavia, è ancora poco sfruttato.

Cresce il risparmio ma il rendimento è a zero

Nel corso dell’anno, il saggio di risparmio delle famiglie italiane rispetto al reddito disponibile è cresciuto del 50%. Se si escludono i risparmi investiti in azioni di imprese quotate in Borsa, il rendimento è stato però prossimo a zero. Considerata la quantità di risparmio a disposizione delle famiglie, se ci fosse stata la capacità di mettere queste risorse a reddito, anche solo con una remunerazione di un punto percentuale, si sarebbe potuto generare un guadagno complessivo pari a circa 30 miliardi, quasi il 2% del prodotto interno lordo.

Il risparmio ha dunque contribuito in modo sostanziale a sostenere la stabilità dei mercati, considerando commissioni e oneri di gestione, ma senza tuttavia, aver prodotto alcuna crescita reale.

Ulteriore punto di attenzione, il fatto che, secondo una indagine condotta da Banca d’Italia, circa la metà delle famiglie prevede di aumentare ancora i risparmi nel 2021. Sembrerebbe dunque che nonostante l’allentamento delle restrizioni e il calo dei contagi, il risparmio precauzionale persista e i risparmiatori stiano incontrando difficoltà nell’impiego delle attività finanziarie delle quali dispongono, risorse che tuttavia, necessitano di essere mobilitate per contribuire a riparare i danni economici e sociali causati dalla pandemia.

Indirizzare il risparmio degli italiani a sostegno delle imprese

Per sostenere l’avviata fase di rilancio dell’attività produttiva, occorre infatti incentivare il capitale di rischio delle imprese, soprattutto esportatrici, al fine di migliorare la loro leva finanziaria e renderle più disponibili a intraprendere nuove iniziative. Nei prossimi anni, sottolinea la Relazione Consob, l’Autorità si impegnerà nel supportare il processo di canalizzazione del risparmio verso l’economia reale per sostenere la ricapitalizzazione delle imprese ed innescare la ripresa economica.

Il nuovo contesto emerso dalla pandemia ha reso infatti, ancora più urgente la soluzione di alcuni problemi strutturali del mercato finanziario italiano e più evidente la necessità di iniziative volte a promuovere l’accesso al mercato dei capitali delle società. Da una parte l’idea è che occorrano strumenti di investimento a lungo termine, come i Pir, per incentivare gli investitori a puntare sulle pmi, che pur avendo magari ottime prospettive di crescita sono poco conosciute, e dall’altra che servano modalità più agili di raccolta di capitali, come il crowdfunding.

Un’occasione importante per incentivare la ricapitalizzazione è quella offerta dalla riforma del fisco sollecitata da tempo e ribadita nel quadro del PNRR, il piano nazionale di ripresa e resilienza in attuazione del Piano Europeo.