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Il quadro delle startup innovative in Italia

L’intero ecosistema dell’innovazione italiano ha saputo prosperare con una certa continuità anche attraverso la crisi del coronavirus. Lo racconta la ricerca SWG basata su dati MISE, secondo cui durante il periodo, i soggetti coinvolti nell’innovazione del Paese hanno continuato a nascere e crescere a ritmo pre-pandemico. Sono aumentate le startup, le PMI innovative, gli incubatori e anche gli investimenti in progetti imprenditoriali innovativi. Segnali che lasciano ben sperare per lo sviluppo economico e sociale del nostro paese.

Nuovi record del Venture Capital

Nel 2020, a livello globale gli investimenti in Venture Capital hanno raggiunto un massimo storico, sfiorando la soglia dei 300 Miliardi investiti. Di questi, circa 43 Miliardi sono stati rivolti al mercato europeo con un incremento del 14% rispetto all’anno precedente.

In linea con l’andamento del mercato globale, anche il Venture Capital italiano continua a crescere, pur a ritmi più lenti rispetto ai principali paesi europei. Il 2020 si è chiuso con 306 round e 780,5 mln investiti (605 mln in 244 operazioni nel 2019). Il primo semestre 2021 si è chiuso con 112 operazioni; erano 75 l’anno scorso (+49%).

Le proiezioni per l’anno 2021 sono rosee e si prevede un altro anno record per il VC del nostro Paese, con il superamento della soglia di 1 Miliardo di investimenti in startup.

Cresce il settore delle startup innovative

Il settore delle startup innovative continua a crescere a ritmo costante. Al secondo trimestre del 2021, l’Italia è rappresentata da più di 13.500 imprese innovative, una presenza quasi duplicata negli ultimi 4 anni.

Sul fronte degli investimenti, secondo AIFI (Associazione italiana per il VC, private equity e private debt), nel primo semestre del 2021 sono stati investiti 399 milioni di euro in startup italiane, contro i 216 milioni di euro del primo semestre del 2020.

Il 13,1% delle startup innovative italiane sono a prevalenza femminile (21,5% nelle imprese ordinarie); il 19% (under 35) sono a prevalenza giovanile (46,1% nelle imprese ordinarie); il 3,7% hanno una prevalenza di compagine straniera (9,3% nelle imprese ordinarie).

La Lombardia si conferma principale polo per le startup con il maggior numero di startup innovative: 3128 (27%). La sola provincia di Milano rappresenta il 19,2% della popolazione, più di qualsiasi altra regione. Seguono il Lazio con l’11.6%, la Campania con l’8,9%, il Veneto con l’8,2%, l’Emilia-Romagna con il 7,8% e il Piemonte con il 5,5%.

Il Trentino-Alto Adige è invece la regione con la maggiore densità di imprese innovative, dove circa il 5,4% di tutte le società costituite negli ultimi 5 anni è una startup.

Il settore di attività che attrarre la fetta più grossa degli investimenti in Italia è quello ICT, seguito da settori dall’anima sempre più tecnologica: quello dei servizi finanziari e dell’healthcare. Altro comparto particolarmente attrattivo è quello del Fintech: nella classifica dei round di VC del 2020 da almeno 10 milioni il podio è interamente occupato da startup impegnate nello sviluppo di questi servizi: parliamo di Satispay, SupplyME e AideXa.

Le startup durante la pandemia

Secondo l’indagine condotta da SWG su un campione di 500 startup innovative italiane, la pandemia ha aggravato le difficoltà tipicamente incontrate dalle Startup italiane, specialmente sul piano dell’accesso al credito. Ben il 36% chiede una maggior facilità di accesso al credito nell’immediato, spesso ostacolato da eccessive richieste di garanzia e da procedure lunghe e farraginose.

Ciò nonostante, 1 startup su 2 (51%) ha saputo difendersi adeguatamente alla crisi senza rimetterci, ed evidenziando un tratto di anti-fragilità ben più marcato rispetto al complesso delle PMI italiane (+12 punti percentuali). Il 15% ha saputo addirittura approfittare del nuovo contesto, trasformandola in un’opportunità di guadagno.

1 startup innovativa su 2 ha riadattato il proprio modello di business alla nuova situazione, ma solo il 12% ha dovuto operare scelte drastiche e ‘rivoluzionarie’.

Una grossa fetta di startup, pari al 64% del totale, chiede ora maggiore supporto nel consolidamento del proprio modello di business attuale.

Emerge dall’indagine anche una chiara domanda di iniziative volte all’espansione e rafforzamento del proprio business network, oltre a servizi di consulenza strategica.

Durante la pandemia è cresciuto fortemente sia il ruolo Private (Angel network, Angel group, Equity crowdfunding, investitori privati) che il ruolo Corporate nei round di Venture Capital.

In particolare, gli investimenti diretti in round VC da parte di Business Angels italiani ha superato la quota di € 70 mln, suddivisi in oltre 100 operazioni, mentre la presenza Corporate è cresciuta dal 19% nel 2020 al 45% nel 2021.

Gli startupper ritengono le grandi imprese private nettamente più affidabili e qualificate – rispetto ad enti pubblici e associazioni di categoria – nell’erogazione di servizi alle startup: dalla digitalizzazione (70%) al trasferimento tecnologico (68%), passando per il networking (63%), la consulenza (54%) e l’accesso al credito (55%).