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Il metodo Yale per la diversificazione in asset alternativi

David Swensen, Chief Investment Officer dell’Università di Yale, è stato uno dei più influenti investitori istituzionali, il cui merito è quello di aver superato il convenzionale approccio adottato per la gestione degli endowment funds, i fondi delle fondazioni universitarie, ideando ed applicando insieme a Dean Takahashi, un modello pioneristico, il cosiddetto endowment model. Il modello ha portato Yale a generare rendimenti annualizzati del 10,9% nel decennio fino a giugno 2020, un rendimento nettamente superiore rispetto alla media del 7,4% degli altri fondi di college e università.

Vediamo di cosa si tratta.

Una strategia di investimento in economia reale e attività illiquide

L’endowment model, noto anche come il “Metodo Yale”, è una strategia d’investimento caratterizzato da elevate allocazioni in attività illiquide. Secondo il modello, gli investitori a lungo termine con accesso a preziose opportunità di investimento illiquide dovrebbero avere allocazioni relativamente alte su asset alternativi, come private equity e Venture Capital, in modo da guadagnare premi di illiquidità e sfruttare le inefficienze presenti nei mercati illiquidi.

La forte allocazione su asset alternativi deriva dal loro potenziale di rendimento e dal loro potere di diversificazione.

Il modello di Swensen, si basa su quattro principi cardine:

  • investire nel capitale sociale di aziende pubbliche e private
  • diversificare così da ridurre il rischio o da ottenere un rendimento maggiore
  • cercare opportunità in mercati meno efficienti;
  • creare un team di advisor qualificati che cerchino le migliori opportunità di investimento

Come Swensen evidenziò, solo gli investitori sofisticati che hanno accesso e possono identificare organizzazioni che costruiscono business migliori dovrebbero investire in attività alternative. Da qui la ricerca di team forti, coesi e ambiziosi, in grado provare la capacità di creare valore indipendentemente dai mercati pubblici.

Venture Capital: la maggioranza offre rendimenti sopra la media degli indici di mercato

Swensen agevolò l’avvio degli investimenti alternativi, oggi decisamente più diffusi ma ancora percepiti come intrinsecamente più rischiosi delle asset class tradizionali, in particolare gli investimenti in Venture Capital. L’erroneità di questa convinzione è stata tuttavia dimostrata anche dalla ricerca condotta della Booth School of Business dell’Università di Chicago, secondo cui la sovraperformance dei fondi di Venture Capital è in realtà molto più ampiamente distribuita di quanto ritenuto in precedenza.

In base ai dati raccolti fino al 30 giugno 2020, il 50% dei fondi di Venture Capital avviati tra il 2009 e il 2017, ha registrato rendimenti oltre gli equivalenti del mercato pubblico (PME) sia dell’indice S&P 500 che dell’indice Russell 2000, al netto di commissioni di gestione di performance.

Secondo le stime, considerando le molteplici operazioni di IPO e SPAC effettuate negli scorsi mesi dai fondi di venture con vintage 2009-2017, la percentuale non potrà che salire, e verosimilmente raggiungere il 75%.

Investire in start up: un portafoglio differenziato riduce i rischi.

Dalla ricerca emerge chiaramente anche che gli investimenti di Venture Capital sono si rischiosi se considerati singolarmente, ma redditizi a livello di portafoglio.

In conclusione, è possibile affermare che i rendimenti del Venture Capital sono migliori dei rendimenti dei pubblici mercati. Se volessimo quantificare quanto effettivamente lo siano, dovremmo considerare che il rendimento può variare dal 10% al 110% e dipende dai vintage years specifici, stabiliti sulla base del momento in cui il fondo effettua il suo primo investimento.

Distribuire dunque gli investimenti e continuare ad investire con costanza nei vari vintage years, mitigando i rischi con una buona diversificazione facendo affidamento ai migliori gestori, si rivela dunque la strategia di investimento più opportuna.

Guardando oltre i mercati pubblici e gli investimenti tradizionali, incrementando l’allocazione in investimenti alternativi è possibile dunque incrementare i propri rendimenti.

Identificare il partner giusto per gli investimenti

Se i fondi di Venture Capital possiedono internamente team di specialisti in grado di ricercare e valutare le opzioni di investimento, così come di creare portafogli differenziati, la strada appare molto più difficile per gli investitori individuali o i Wealth Manager che non possiedono una struttura adeguata per lo screening e la valutazione delle start up.

Doorway struttura la selezione e la validazione delle startup seguendo le best practice dei Venture Capital e dell’Angel Investing, portando in piattaforma solo aziende dall’elevato potenziale di exit e rispondenti ai criteri ESG, fornendo così agli investitori un prezioso apporto in termini di proposta qualificata e riduzione del rischio.

Non solo: le aziende selezionate rispondono ai criteri di differenziazione del portafoglio in termini di fase di sviluppo, settore industriale, dimensione dell’investimento. Grazie a questo quasi la metà dei nostri investitori ha già investito in almeno 2 start up, avviando la costruzione di un portafoglio diversificato.