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Estonia: la Silicon Valley del Mar Baltico

È ormai risaputo che il progresso tecnico o tecnologico giochi un ruolo fondamentale nella crescita economica di lungo periodo di uno Stato.

A tale riguardo, risale al 1956 il primo saggio di Robert Solow “A contribution to theory of economic growth”.

In tale saggio, Solow, insignito nel 1987 del premio Nobel per l’economia per i suoi contributi alla teoria della crescita economica, calcolò che l’incremento di circa un quinto del PIL statunitense era causa diretta dell’innovazione tecnologica, avvenuta nel Paese, e dei conseguenti aumenti di produttività dei lavoratori.

Un caso emblematico e recente di come gli investimenti in innovazione tecnologica, e conseguentemente nell’ecosistema delle startup, possa produrre notevoli risultati è rappresentato dall’Estonia.

La rivoluzione digitale dell’Estonia

Il Paese che si affaccia sul Mar Baltico si è trovato nel 1991, in seguito alla dissoluzione dell’Unione Sovietica, a dover riaffermare la propria indipendenza, costruendo una propria visione di nazione.

La scommessa (vinta) è stata di puntare sulla creazione di un apparato governativo altamente digitalizzato, privo di inutile burocrazia e favorevole allo sviluppo imprenditoriale.

La digitalizzazione del Paese fu resa possibile grazie a una serie di investimenti, iniziati nel 1996 ed effettuati dalla Tiger Leap Foundation, sotto la guida del futuro presidente estone Toomas Hendrik Ilves.  Grazie alla Tiigrlhüpe (Tiger Leap Foundation in estone ndr) si poserò le basi infrastrutturali per una diffusione massiccia dell’informatica e dell’accesso libero alla rete. Fondamentale fu la digitalizzazione del sistema scolastico estone, con l’installazione di aule informatiche nella maggior parte delle scuole del Paese.

Un ulteriore misura di fondamentale importanza per sostenere il tessuto imprenditoriale è stata la promozione della cosiddetta e-Residency. Tale programma permette a qualunque cittadino o residente in Estonia, tramite un sistema di identificazione digitale, di svolgere atti ufficiali e legalmente vincolanti, con solo l’utilizzo di un dispositivo collegato a internet. I cittadini estoni sono così in grado di votare (dal 2005), avviare un’impresa, controllare i referti medici in completa autonomia ed in maniera digitale.

Estonia “startup nation” europea

Tali politiche innovative hanno avuto un benefico impatto sull’ecosistema delle startup estone, tanto da far ribattezzare, dal New York Times, la capitale Tallin “una Silicon Valley sul Mar Baltico”.

L’Estonia vanta infatti il record europeo per la nazione con il più alto numero di startup pro-capite, (più di 30 per 100 mila abitanti, rispetto alla media europea di 5) e sette unicorni all’attivo. Un primato notevole se si considera che la popolazione estone conta “solo” 1,3 milioni di abitanti.

Tra gli unicorni di matrice estone troviamo alcune delle realtà più affermate e promettenti società della tech industry internazionale, tra cui : Skype (che non ha bisogno di presentazione), Wise (ex Transferwise, società che offre trasferimenti e cambi valutari a basso costo, si è quotata con una capitalizzazione di 11 miliardi di dollari presso la borsa londinese) e Bolt (una piattaforma di mobilità che facilità gli spostamenti degli utenti con diversi mezzi di trasporto. La società ha acquisito lo stato di unicorno in seguito a un round di 108 milioni di dollari da parte di Naya Capital alla valutazione di 1,7 miliardi di dollari).

L’esempio dell’Estonia dovrebbe far riflettere attentamente e far ben sperare tutti gli attori istituzionale e dell’ecosistema italiano del venture capital, a patto di promuovere e sostenere politiche volte a supportare l’innovazione, proprio come dimostrato anzitempo da Robert Solow.