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Donne investitrici: il contributo della consulenza finanziaria per superare gli stereotipi di genere

L’Associazione Italiana Private Banking (AIPB) e Candriam, gestore globale multi-asset con focus su investimenti sostenibili e responsabili, hanno recentemente presentato un rapporto sui bisogni e le preferenze delle donne investitrici di “alto profilo”. La ricerca, intitolata “Il valore della donna investitrice: il contributo della consulenza finanziaria per superare gli stereotipi di genere”, è stata realizzata al fine di comprendere e soddisfare al meglio le esigenze del target, ritenuto possibile detentore delle potenzialità per innescare un circolo virtuoso di rilancio economico e riduzione del gap di genere.

Il Rapporto si basa sull’analisi di un campione rappresentativo del target: donne attive con un elevato standing professionale e un patrimonio finanziario personale di almeno 250mila euro.

L’identikit delle donne investitrici di “alto profilo”?

Le donne investitrici che rientrano nel segmento sono circa 60mila ed equivalgono allo 0,2% della popolazione femminile, 5 volte meno rispetto alla popolazione maschile. Detengono il 10% della ricchezza finanziaria privata del nostro Paese, che corrisponde a circa il 35% del risparmio gestito dal Private Banking.

Sicurezza e rendimento degli investimenti. Ma anche sostenibilità.

Mentre nelle proprie scelte di investimento gli uomini mettono al primoposto il rendimento (assegnandogli un punteggio del 25%), le donne invece vi posizionano la sicurezza (con un peso del 50%) e a seguire il rendimento (con un peso del 20%). Questa maggiore ricerca di sicurezza si riflette anche nella bassa detenzione in portafoglio di prodotti ESG rinvenuta nel target. Nonostante l’88% del campione dichiari di averne sentito parlare, il 55% di conoscerli bene e ci sia una generale fiducia dell’impatto positivo che questi investimenti possono generare, il timore di scarsa liquidità, sicurezza e rendimento rappresenta per il target un freno all’investimento in questi asset. Ciononostante, 1 donna investitrice su 2 vorrebbe investire il proprio patrimonio in investimenti con impatti ESG o in economia reale: il 45% dichiara di voler diversificare, il 36% dichiara di voler contribuire attivamente al rilancio del Paese.

Dalla ricerca emerge dunque un approccio femminile agli investimenti: le investitrici di alto profilo sono più interessate e competenti nella gestione del denaro rispetto agli uomini di pari profilo (84% contro il 71% degli uomini), negli ultimi 12 mesi il 68% del campione dichiara di aver acquistato più volte un prodotto finanziario di investimento.

La richiesta di nuovi modelli di Wealth Management

L’82% delle investitrici del campione dichiarano di avvalersi abitualmente di una consulenza professionale per gestire il proprio patrimonio. Tuttavia, 1 su 3 ritiene ci siano margini di miglioramento nella formulazione di proposte in linea con i propri progetti di vita. Un invito ai consulenti finanziari a riflettere sulla questione e su come proporre nuovi modelli consulenziali più in linea con le esigenze del target.

Doorway: un hub per investitrici e founder donna

Come Società Benefit impegnatanel trasferimento di parte della ricchezza privata sull’economia reale secondo modelli di sostenibilità, Doorway è anche riuscita a intercettare e soddisfare le esigenze del target delle donne investitrici di “alto profilo. Il 30% dei nostri investitori attivi è di genere femminile, percentuale doppia rispetto alla media certificata dall’ultimo report sull’equity investing del Politecnico di Milano.

“Questo risultato”, racconta Antonella Grassigli, CEO di Doorway, “nasce dall’allineamento del nostro modello operativo con le preferenze di questa tipologia di investitori: la selezione rigorosa dei deal, l’orientamento alla exit, la presenza del Champion e la trasparenza della comunicazione sono pensati per mitigare i rischi di investimento e per selezionare deal che possano, nel tempo, sviluppare multipli elevati”.

Anche fra i founder e CEO delle aziende portate in raccolta da Doorway la percentuale femminile è più elevata della media. Se, secondo l’ultimo Rapporto annuale Women in Business di Grant Thornton, nel 2021 le donne CEO sono scese al 18% rispetto al 23% registrato nel 2020 e le attività produttive a conduzione femminile sono pari al 21% del totale delle imprese, in Doorway queste percentuali salgono rispettivamente al 31% e al 26%. E non dimentichiamo che 2 su 4 founder di Doorway sono donne e che Antonella Grassigli è l’unico Ceo donna di una piattaforma di Equity Crowdfunding.